Esito de I Fantastici 5 sensi: abbattere le barriere mentali

Finalmente il grande giorno è arrivato. Tutto pronto per l’esito conclusivo del percorso chiamato I Fantastici 5 sensi: abbattere le barriere mentali.

Il foyer del Teatro Comunale di Bologna è pronto per accogliere gli host e i visitatori del pomeriggio organizzato nell’ambito di IT.A.CÀ migranti e viaggiatori: festival del Turismo Responsabile  a cura di Associazione Farm | Associazione Local Pal.

Fili di lana colorati, pezzi di carta, delle cuffie gigantesche, una valigia piena di oggetti da indovinare, una lingua da imparare, un provare a segnare in LIS una frase di accoglienza, una mascherina rossa coi i pois bianchi che ha fatto chiudere gli occhi ai partecipanti portandoli a spasso tra immagini, ricordi e percezioni.

A ogni persona è stato chiesto di associare un colore e una parola connessa al concetto di accoglienza.

 

 

Calore, casa, condividere e sorridere, ascoltare, coccole, cibo, regalare un momento di vita privata…tante le suggestioni scritte da chi era presente.

 

 

 

 

Un percorso che dopo vari incontri ha sciolto tutti i temi affrontanti e li ha racchiusi regalando a chi ha avuto la possibilità di essere presente un percorso inedito, di cui sono state tracciate solamente le prime linee guida.

Percorso inedito ma ora già un po’ più compreso che permette di avvicinarsi all’altro abbattendo barriere di paura e incomprensione, di distacco dovuto all’incognita; una trama di esperienze da cucire assieme per essere un po’ meno lontani da quello che ci circonda, da noi stessi e tra noi. L’immedesimazione certamente rappresenta la chiave che ha fatto scattare la serrature e ha permesso di costruire insieme l’evento che dal quotidiano ha celebrato semplici rituali che scandiscono momenti precisi di una “giornata tipo”, momenti precedenti al viaggio e quelli presenti in ogni giorno.

Abbiamo scelto anche in questo caso di pubblicare una gallery fotografica per lasciare a chi leggerà una propria immedesimazione e opinione senza barriere.

 

Il percorso rientra anche nell’ambito del Festival dello Sviluppo sostenibile organizzato da ASVIS.

Ringraziamo Patrizia Pulga per le fotografie scattate!

 

 

 

 

 

 

 

Una bicicletta per due. La manutenzione dei tandem verso l’appuntamento Sensi dell’Appennino

In vista dell’appuntamento del 1 giugno Sensi dell’Appennino a cura di  Museo Tolomeo , Marco Fossati (formatore IRIFOR) con Partner Dynamo, nel mese di maggio sono stati organizzati alcuni workshop a cadenza settimanale dedicati alla conoscenza, al contatto, al tatto e alla riparazione dei tandem che verranno utilizzati per l’evento pensato all’interno di IT.A.CÀ migranti e viaggiatori: festival del Turismo Responsabile.

Il tema portante è riparare le biciclette facendo collaborare in primis gli studenti del corso Centralinista, operatore dell’informazione nella comunicazione dell’Istituto dei ciechi Francesco Cavazza di Bologna con l’intento  – sostiene Fabio Fornasari – “di dare vita a un’esperienza di autonomia nella progettazione di una gita”.
Grazie a questo percorso i ragazzi sono chiamati ad allestire e a svolgere la manutenzione di tutti gli strumenti utili  per la realizzazione dell’evento che terminerà con la realizzazione e lo svolgimento dell’itinerario stesso.
Ma come capire in che condizioni sono le biciclette che verranno utilizzate per visitare l’Appennino?

Qui entra in gioco Simone Turano della Ciclofficina etica, una delle ciclofficine che fa parte della rete Bike Friendly Salvaiciclisti Bologna, che in questa giornata ha un doppio compito: riparare i tandem e raccontare la gestualità che compie, gli oggetti che adopera, i pezzi della bici che tocca e di cui fa la manutenzione.

 

 

Simone è coadiuvato dall’aiuto di Fabio Fornasari – referente del progetto – Marco Fossati – docente IRIFOR – Mobilità e Orientamento – e Francesca Calia dell’Istituto dei Ciechi.

 

 

Lo stato dei lavori prosegue e i ragazzi sono all’opera nell’Atelier del Museo Tolomeo.

Gli studenti infatti si sono avvicinati ai tandem, ne hanno studiato le parti analizzando successivamente il percorso della gita su una mappa tattile dei Giardini Margherita e infine hanno sperimentato le due ruote facendo un primo giro in tandem nel cortile del Cavazza.

Pronti, partenza, via?
Vi aspettiamo il 1 giugno per la biciclettata in TANDEM – per vedenti e non vedenti. Il ritrovo è presso l’Istituto Cavazza alle ore 10.00.
Maggiori info:
Email: museotolomeo@cavazza.it
Tel: Fabio Fornasari – 3355229468

ph Simona Zedda

 

Un racconto visivo. I Fantastici 5 sensi alla Gabbia del Leone. Superare le barriere fisiche questo il topic

Il 27 maggio nell’ambito di IT.A.CÀ migranti e viaggiatori: festival del Turismo Responsabile ha avuto luogo presso le Serre dei Giardini Margherita  il workshop I Fantastici 5 sensi: abbattere le barriere fisiche  a cura di Associazione Farm | Associazione Local Pal.

Vi presentiamo alcune immagini del pomeriggio trascorso assieme firmate da Nicoletta Valdisteno.

Un foto racconto di questo appuntamento condotto da Michele Landolfo di Universalaccess  che ha approfondito il concetto di barriera fisica e d’inaccessibilità motoria, di tecnologie per facilitare la comunicazione e superare le barriere intese in senso lato.

 

I Fantastici 5 sensi – idee e tappe verso gli appuntamenti del 26 e 27 maggio

Cosa significa ideare un progetto? Cosa significa metterlo in pratica? Abbiamo letto nei precedenti approfondimenti ciò che Local pal in collaborazione con l’Associazione Farm| L’Altro spazio hanno organizzato e stanno predisponendo per parlare di accoglienza e Home Sharing.

Adesso, sotto l’ombra rinfrescante di alcuni alberi e con il profumo della primavera iniziata, li vediamo in atto mentre programmano.

Abbiamo deciso di fare una piccola incursione durante l’incontro di progettazione e di definizione del percorso iniziato ad aprile, la cui conclusione verrà presentata nell’ambito del decimo anno del Festival di IT.A.CÀ nelle giornate del 26 e 27 maggio in luoghi diversi.

E’ stato bello osservare come dalle idee più creative, istantanee e impulsive uscisse carica ed energia. Un continuo flusso di pensiero inarrestabile verso il tentare di capire come riuscire a rendere evidente ciò che questo percorso attualmente sta dando ai partecipanti e quello che lascerà. Una nuova connotazione del concetto di ospitalità, che si amplia. I punti all’ordine del giorno infatti sono cercare di attraversare alcune parole con l’utilizzo dei Fantastici 5 sensi.

Olfatto, udito, vista, tatto e gusto serviranno agli host per ricostruire il puzzle che questi incontri hanno tentato di suggerire. Gli organizzatori si sono lasciati andare al vortice di pensiero che tra razionalità e accostamenti sinestetici ha costruito un bellissimo itinerario di viaggio da raccontare e narrare; nuove definizioni e nuove sensibilità verso l’accoglienza e l’ospitalità, perché in fondo l’Home Sharing ha insito nel suo significato proprio l’idea di condivisione che parte dalle abitudini e include le sensazioni, le emozioni.

Una sinergia collettiva cardine di quello che definiamo solitamente come un “aprire la porta di casa propria” all’altro, allo sconosciuto. Abbattere le barriere emozionali e sensoriali con l’intento di rendere speciale il viaggio che si fa e che l’ospite ha deciso di intraprendere non solo per scoprire Bologna ma anche per incontrare la sua vivacità umana.

Un tema approfondito anche nel secondo incontro avvenuto il 10 maggio.

 

Alcune domande: Come accogliere una persona sorda? Cosa scrivere nell’annuncio? Come poter rompere l’imbarazzo che persiste quando si comunica in modo differente? Una prima esplorazione è avvenuta a casa di Gabriele. Grazie all’aiuto di Jascha dell’Associazione Farm|L’Altro Spazio abbiamo individuato alcuni piccoli accorgimenti per evitare incomprensioni durante l’accoglienza di chi non sente. Importantissimo parlare con lo sguardo e il labiale rivolto verso la persona sorda, mostrargli dove sono collocate le cose all’interno della casa, farsi aiutare dagli oggetti presenti oppure utilizzare dei fogli di carta, costruire una segnaletica con delle frecce disegnate per indicare la posizione esatta degli asciugami e di tutto l’occorrente che servirà al viaggiatore durante la sua permanenza.

 

 

 

 

Grazie a Jascha abbiamo inoltre riflettuto su molti piccoli dettagli che l’abitudine spazza via. Sicuramente ciò che vale la pena sottolineare è cercare di creare una comunicazione diretta, senza tergiversare, chiara e semplice.

La seconda casa visitata è stata quella di Enrico. Una casa pensata per accogliere chi utilizza la sedia a rotelle. Un bellissimo appartamento pieno di libri, fotografie appese alle pareti,  angoli speciali e una sorpresa: l’ascensore casalingo!

 

 

Enrico ci ha mostrato curiosi strumenti e marchingegni che l’intelletto ha costruito per agevolare alcuni movimenti. Molte volte non ci si accorge di come gli automatismi creino dei blocchi. Ma è proprio con una visione “allargata” che questi blocchi prendono le forme di elevatori per superare le scale, uncini per raccogliere gli oggetti caduti per terra e via dicendo.

Strumenti essenziali per il nostro viaggio formativo che vede quindi aprire le porte di casa ti tutti gli host bolognesi della rete Local pal, adesso più consapevoli e coscienti ma anche più preparati per condividere la propria casa e renderla accessibile a tutti, in tutti i sensi.

 

 

 

I Fantastici 5 Sensi, secondo appuntamento: la visita a casa di Kedrit Shalari e Michele Iorio

Kedrit Shalari e Michele Iorio aprono le porte di casa loro agli “ambasciatori di accessibilità” di Local pal, il gruppo di host impegnati a sperimentare e diffondere una accoglienza senza barriere nelle strutture extra-alberghiere di Bologna. Questa iniziativa è organizzata in collaborazione con Associazione Farm | L’Altro Spazio nell’ambito del programma più ampio, finanziato dal PTPL 2017 tramite il festival IT.A.CÀ, che prevede la realizzazione di itinerari, workshop e progetti per il miglioramento della fruizione della Città metropolitana di Bologna da parte di tutti i city users: sia dei residenti che dei turisti.

Così inizia il secondo appuntamento de I Fantastici 5 sensi

L’obiettivo di questo particolare incontro è innanzitutto sperimentare la cecità: cosa significa essere un non vedente? Come ospitare in una struttura extra-alberghiera (b&b, appartamento turistico, casa vacanze, ecc.) persone che non vedono? I partecipanti dell’iniziativa, per immedesimarsi completamente, hanno indossato una mascherina che oscurasse  la vista e lasciasse spazio agli altri quattro sensi: olfatto, gusto, udito e tatto. Vedremo infatti durante l’iniziativa come quest’ultimo senso sia molto importante e rilevante.

I due proprietari di casa, Kedrit e Michele, hanno così condotto i presenti lungo le tre rampe di scale d’accesso e successivamente li hanno accompagnati nella visita delle varie stanze, descrivendo le differenti componenti dell’appartamento. Si sono così mostrate la camera, la cucina, il bagno e la sala. I partecipanti hanno interagito chiedendo come fosse possibile riconoscere alcuni oggetti o elementi che si utilizzano quotidianamente, come per esempio i detersivi o i barattoli; come capire cosa contengono, come differenziarli?

 

La risposta: Basta utilizzare il tatto o l’olfatto!

Dopo la prima visita bendati, la mascherina è stata tolta e i presenti hanno potuto confrontare l’immagine palpabile con quella visiva. Questo ha dato il via alle domande. Il dibattito si è maggiormente concentrato su due tematiche: la scelta della casa e il cane d’accompagnamento.

Kedrit ha affermato che non ci sono elementi necessari particolari. L’importante è che l’host sia in grado di comunicare bene ogni oggetto presente nella casa, la disposizione dei mobili, la modalità di funzionamento degli elettrodomestici etc, facendogli toccare e visitare il luogo, così come lei ha fatto con noi. Anche l’annuncio talvolta è meglio che sia dettagliato e approfondito.

Per quanto riguarda il cane d’accompagnamento, per legge una struttura ricettiva è obbligata ad ospitare il cane. Tuttavia per facilitare la ricerca Kedrit solitamente la filtra in base a questa possibilità. Particolare che ha spinto i partecipanti a chiedersi se non fosse più utile aggiungere questa opzione direttamente nella descrizione dell’appartamento sottolineando sin da subito che i cani d’accompagnamento sono i benvenuti.

Un contributo interessante ci arriva infine da Annalisa:

Come partecipante all’iniziativa ospitale di Kedrit e Michele, la condizione di percepire uno spazio senza poterlo vedere ed osservare mi ha dato la possibilità di amplificare l’uso di altri sensi  e di accorgermi di quanto nella quotidianità di “vedenti” la nostra condizione privilegiata sia per molti aspetti data per scontata, i nostri sensi sono assopiti. Il privilegio dell’uso del senso della vista spesso ci rende incapaci di vedere e di vivere  in maniera pienamente consapevole non solo gli spazi dell’abitare ma anche quelli della dimensione umana. (Annalisa M.)

Per scoprirne di più vi aspettiamo il 10 maggio ore 18 – 21 con il Laboratorio pratico di accessibilità presso le case di host Local Pal, visita a casa degli host!!

Continuate a seguire l’evento Facebook!!

Questo secondo incontro è stato seguito da Silvia Lazzari

I Fantastici 5 Sensi. Diventa un host a 5 stelle di accessibilità

Cosa è accaduto alla presentazione de I Fantastici 5 Sensi? Ce lo raccontano Simona Zedda e Irene Pinto /IT.A.CÀ migranti e viaggiatori

Ciò che colpisce subito entrando per la prima volta a L’Altro Spazio è la naturalezza con cui persone non udenti, ipovedenti e con disabilità motoria si muovono all’interno di questo caffè culturale. Jascha Blume e Nunzia Vannuccini, che l’hanno inaugurato due anni fa, hanno reso appieno l’idea di “altro spazio”: uno spazio in cui gli ostacoli psicologici, di comunicazione e più in generale il rapporto con le persone disabili, si azzerano; qui ognuno può sentirsi a casa, le distanze tra mondi distinti si annullano e nessuno deve rendere conto in alcun modo della propria diversità.

Ad accoglierci è stato Mauro Bigi, direttore di Local Pal, l’associazione che riunisce gli host bolognesi, persone che condividono le loro case con i viaggiatori che arrivano a Bologna e che preferiscono essere ospitati in un ambiente familiare, condiviso, in stretto contatto con chi vive la città tutti i giorni.

Dall’incontro di Mauro con Nunzia e Jascha è nato il progetto I Fantastici 5 sensi: un lungo percorso ludico-formativo in cui gli host bolognesi, guidati da persone con disabilità, impareranno a rendere le loro case accessibili e inclusive, in grado di ospitare una variegata gamma di persone.

All’incontro di presentazione e di inaugurazione di questa iniziativa a parlare per primo è stato Mauro, ormai di casa, e ha spiegato a tutti la natura del progetto e i suoi obiettivi:

«l’accessibilità di un luogo è una condizione necessaria dell’ospitalità di persone disabili, ma non è l’unico aspetto che va curato nell’ospitalità: è molto importante che le persone in generale, in questo caso gli host, decostruiscano i pregiudizi e superino le barriere psicologiche e culturali nei confronti delle persone disabili. Solo favorendo il contatto e il dialogo tra le persone è possibile cambiare la percezione delle persone disabili e il rapporto con loro».

Ma come si svolgerà i Fantastici 5 sensi?

Il percorso prevede una serie di workshop tenuti da persone con disabilità che insegneranno agli host bolognesi a rendere le loro case accessibile e accoglienti per sordi, disabili motori, ciechi e ipovedenti; lezioni interattive, informali di cui abbiamo avuto un assaggio proprio durante l’inaugurazione del percorso, dove Michele e Daniel hanno risposto alle tantissime domande degli host e, con grande umorismo e ironia, hanno raccontato una serie di aneddoti da cui emergevano proprio gli ostacoli psicologici e la  mancanza di conoscenza della vita quotidiana delle persone disabili. Oltre ai workshop, grazie al contributo di IT.A.CÀ migranti e viaggiatori, gli host andranno a trovare i ragazzi e le ragazze che terranno i workshop presso le loro case e, alla stregua di alcuni reality in TV, i formatori andranno nelle case degli host per aiutarli a rendere le loro case accessibili e inclusive. Dieci host faranno da ambasciatori dell’ospitalità a Bologna:

«Questo progetto è importante per imparare alcuni accorgimenti tanto banali quanto necessari ad agevolare la fruizione di un ambiente da parte di un non vedente, un sordo o un disabile di tipo motorio»

Dopo gli itinerari Nunzia Vannuccini insegnerà agli host le frasi chiave dell’accoglienza in Lingua Italiana dei Segni, una sorta di “LIS turistica” per dare al cliente sordo tutte le info utili sulla casa e sui servizi cittadini. Al termine del corso sarà realizzato un breve video rivolto alle persone sorde in cui gli host si dimostreranno preparati all’accoglienza, facendo sfoggio di quanto imparato durante la giornata di formazione. L’ultimo appuntamento del percorso sarà dedicato alle tecnologie che potrebbero essere utili non solo alle persone disabili ma alla comunicazione tra loro e gli host, per esempio, sempre a proposito dei sordi, ci sono dei dispositivi luminosi che sostituiscono il suono del campanello!

I risultati di questo affascinante viaggio “interculturale” saranno presentati l’ultima domenica di maggio all’interno del festival IT.A.CÀ.:

«Questo evento è molto importante la visibilità di Local Pal e dei suoi obiettivi, ma, soprattutto, è importante per dialogare su questi temi con i soggetti della città che si occupano di turismo»  Mauro Bigi, Local Pal

Mauro stesso si è ritrovato ad affrontare situazioni alquanto singolari nella sua gestione dell’associazione, come una volta in cui un host, dopo aver ricevuto la notizia che avrebbe ospitato una coppia di sordi, gli chiese aiuto per cancellare la prenotazione, perché non sapeva come gestire la situazione.

Pillole di viaggio di un sordo

Daniel, attraverso la Lingua dei segni, tradotta oralmente da Nunzia, ci ha raccontato come si svolge normalmente la sua esperienza di viaggio con Airbnb.

Daniel dice:

«Prima di prendere casa, evito sempre di dire in anticipo che sono sordo, non fraintendetemi, non perché mi  vergogno, ma perché temo e so che una buona parte dei proprietari di appartamenti si rifiutano di ospitare le persone sorde, bloccandosi di fronte a un ostacolo di comunicazione apparentemente insormontabile».

Daniel continua dicendo che, solo due giorni prima di arrivare in casa, informa l’host di essere sordo e, a quel punto, non gli resta che sperare che la cosa venga accettata:

«Molti trovano difficile il rapporto con una situazione inusuale; alla base c’è un pregiudizio sulla presunta difficoltà di una situazione altrimenti semplice; gli host si paralizzano davanti a una persona sorda perché non sanno come comunicare. Sembra banale da dire, ma esistono diversi modi di scambiarsi informazioni, come i messaggi scritti per telefono o su carta, i gesti, ma anche il labiale chiaro. L’unico vero ostacolo è costituito dalle persone che si bloccano di fronte a un sordo, addirittura lo temono; il problema della comunicazione si risolve soltanto nel momento in cui una persona si dimostra aperta al problema e a trovare un canale di comunicazione efficace»

Un host gli chiede: «Quali sono i bisogni di un sordo all’interno della casa in cui alloggia?

Daniel sorride e risponde: «non ho bisogno di nulla: cammino, ci vedo, niente di particolare»

Nunzia interviene raccontando un episodio divertente avvenuto durante uno dei tanti viaggi con il suo compagno, l’artista sordo Jascha Blume, co-fondatore de l’Altro Spazio:

«Che fossimo al ristorante o in un albergo Jascha veniva sempre escluso dalla conversazione; all’inizio pensavano che fossimo entrambi sordi e si sforzavano di comunicare con noi, ma, quando mi palesavo come udente, Jascha diventava invisibile. Dopo che ho constatato l’esclusione sistematica del mio compagno ho iniziato a fingermi sorda. Una mattina è arrivato il servizio in camera con la colazione con un dolcetto extra a pagamento. Il cameriere ha cercato di spiegare che il dolce fosse a pagamento e, dopo diversi buffi tentativi, ce l’ha dato gratuitamente».

Una difficoltà incontrata comunemente dai sordi in viaggio riguarda la loro richiesta di informazioni, aggiunge Nunzia, che suggerisce di disegnare una mappa, di scrivere o di servirsi degli smartphone!

Host: «Ma se non posso chiamare una persona sorda come faccio a rivolgermi a lui e attirare la sua attenzione?»

«Attraverso il battito dei piedi o mediante segnali luminosi, ma soprattutto muovendo le mani» Risponde Daniel.

Durante l’incontro gli host sono affascinati dalla lingua dei segni e vogliono saperne di più, allora Nunzia e Daniel improvvisano una lezione di lingua dei segni lampo.

Pillole di lingua dei segni

Nella lingua dei segni si può esprimere una parola nuova o particolare, attraverso segni corrispondenti alle singole lettere dell’alfabeto. Le parole più comuni, si esprimono generalmente con una parola intera attraverso un segno. Vi sono gesti universali (spesso usati anche da chi non è sordo!), come “mangiare”, “bere”, “dormire”, che sono usati dalla comunità internazionale dei sordi per comunicare tra loro.

Ci sono tante lingue dei segni quante sono le lingue parlate: la lingua dei segni, italiana, inglese, francese, quella parlata da Jascha e Daniel, la lingua dei segni olandese; anche se abitando in Italia da tanto tempo, ormai entrambi parlano la lingua dei segni italiana che a volte ibridano con quella olandese.

Le coniugazioni dei verbi non esistono. I nomi propri esprimono una caratteristica intima della persona: per esempio Daniele l’artista o Simona con gli occhiali.

Quando si entra per la prima volta all’interno di un gruppo sociale il nome proprio di una persona viene espresso facendo lo “spelling segnico” e aggiungendo la caratteristica che lo distingue dagli altri; in un secondo momento il nome proprio diventa un segno unico costituito dall’iniziale e dal particolare caratterizzante.

Pillole di viaggio di un ipovedente e di una cieca

Assistiamo poi al racconto di Michele, ragazzo ipovedente la cui ragazza e convivente è cieca. Michele fa il web designer, ama viaggiare e, insieme alla sua compagna,

si affida spesso a Airbnb, pur ricevendo spesso risposte del tutto prive di senso:

«Una volta siamo stati in un appartamento al terzo piano senza ascensore. La persona che ci ospitava, dopo che siamo saliti su per le scale, ci dice: – Ragazzi attenti, c’è un gradino davanti alla porta d’ingresso – Io ho pensato: – ma secondo lui tutti i gradini finora come li abbiamo fatti?».

Continua Michele: «Qualche volta chi ci ospita confonde cecità e sordità e ci siamo sentiti dire cose del genere: – Puoi dire alla tua compagna che il bagno è là?».

Le persone non vedenti, ci dice Michele sono del tutto coscienti dei loro rapporto con gli oggetti e con lo spazio in generale; nei loro confronti, è necessario soltanto un diverso approccio nel momento in cui arrivano nella casa ospitante. Sarebbe utile, oltre che gentile da parte degli host, prendere la persona sotto braccio (che è una prassi collaudata, propria del mondo dei non vedenti, non bisogna aver paura di avere un contatto fisico non voluto) e farle fare il giro della casa, spiegarle dove sono le cose, facendole toccare solo l’essenziale.

Una paura diffusa è quella di affidare i propri oggetti alle persone cieche; è una paura sempre legata allo stereotipo secondo cui i ciechi non abbiano la consapevolezza della dimensione spaziale:

«In realtà non bisogna aver paura di affidare i propri oggetti ai non vedenti. Il più delle volte le persone non vedenti vivono una vita in autonomia, si muovono agilmente all’interno delle loro case senza rompere niente e in casa d’altri si comporteranno esattamente come nelle proprie case. Io e la mia compagna conviviamo da cinque anni e non ho mai avuto nessun tipo di accortezza nei suoi confronti: gli oggetti di tutti i giorni, come in ogni casa, si trovano negli stessi mobili e ripiani, ecc.»

Naturalmente ci sono degli accorgimenti dettati dal buon senso, come non lasciare un vaso all’estremità di un mobile in una zona di passaggio, posizione, tra l’altro discutibile anche all’interno di una casa di persone vedenti. In questo caso sarebbe meglio spostare il vaso o, semplicemente, indicarlo alla persona non vedente.

Michele aggiunge che spesso un ostacolo per il non vedente che viaggia è il cane guida; infatti spesso gli host non accolgono animali in casa e ignorano il fatto che i cani guida sono cani speciali!

«I cani guida sono cani addestratissimi: non salgono su letti e divani, non andranno mai a rosicchiare i mobili, imparano subito in quali stanze possono e in quali non possono entrare».

Un aspetto che è emerso durante tutto l’incontro è l’importanza della comunicazione che deve essere chiara e funzionale alle esigenze delle persone (non solo disabili!):

«Nel mondo della disabilità – sottolinea Michele –  la comunicazione è sempre alla base di tutto. Qualche giorno fa in autobus, un ragazzo cieco ha chiesto a qualcuno dove fosse la porta di uscita; a quel punto, tutte le persone si sono fiondate su di lui e il ragazzo ha finito per non capirci più niente»

Non si tratta solo della comunicazione diretta, ma anche quella veicolata dai media (siti web, pagine facebook, ecc) che una persona consulta in preparazione del viaggio: «la descrizione sul web è fondamentale per chi non può vedere le foto. Se la casa è al terzo piano senza ascensore o ci sono altri ostacoli bisogna scriverlo.

Tra le informazioni essenziali che un host può dare alle persone cieche ci sono quelle su come raggiungere la casa e, nel caso in cui l’ospite viaggiasse solo e arrivasse di sera, un gesto carino sarebbe andarlo a prendere per evitare che abbia problemi a individuare il numero civico della casa, qualora non ci fosse nessuno per strada a cui chiedere; sarebbe anche gentile fornire informazioni su come raggiungere supermercati, fermate dell’autobus, ecc. dando istruzioni precise. Questo non significa che la persona disabile si pone in un rapporto di dipendenza dagli altri:

«La persona disabile non vuole essere dipendente da un’altra persona. Può essere dipendente dai suoi occhiali, dalla sua carrozzina, dal suo apparecchio acustico, mantenendo però un’autonomia che gli permetta di vivere la propria vita con la dignità di qualsiasi altra persona. Ogni giorno devo dimostrare a tutti di essere in grado di vivere; al lavoro di essere in grado di arrivare alla stanza, al computer, di saperlo accendere. Le informazioni di base sul mondo dei disabili mancano alla nostra società “civile”: l’informazione è alla base di tutto, e l’Italia da questo punto di vista è piuttosto indietro. Dietro una disabilità non c’è un dato di fatto e la persona non è lo specchio della sua disabilità; la persona è prima di tutto una persona»

Simona Zedda e Irene Pinto

IT.A.CÀ migranti e viaggiatori

Rimandami sul mare – approfondimenti

Il fotografo Francesco Pierantoni ci racconta con i suoi scatti quello che è avvenuto durante il primo incontro di Rimandami sul mare, un laboratorio teatrale incentrato sul tema del viaggio inteso come trasferimento dentro e oltre i confini dell’identità, liberamente ispirato al racconto di Ulisse, a cura di Gruppo Elettrogeno Teatro in collaborazione con Cooperativa Accaparlante e Associazione La Girobussola.

Un viaggio iniziato dapprima distesi a terra. Esercizi per liberare il corpo, alleggerirlo e “togliere qualcosa” che non è essenziale. Togliere e buttare fuori, questo il pensiero ma anche l’azione che i partecipanti – ciascuno con la propria gestualità – mettono in atto. Gettare ciò che ci appesantisce: le paure, la tristezza, le perplessità. Alzare le braccia, toccarsi la testa, piegare un ginocchio e via dicendo, sempre considerando chi è disteso accanto a te, ascoltando la sua presenza. Attività che cede il passo al secondo esercizio: Cuore a cuore.

Agganciarsi insieme, creare un  collegamento diretto del proprio cuore con quello della persona incontrata in quel momento, che è lì di fronte a te, che non hai mai conosciuto prima. Cuore a cuore permette ai partecipanti di rompere rapidamente la distanza iniziale, mettendo da parte l’imbarazzo e lasciando andare il corpo e la mente al calore e all’emozione. Il desiderio di trovare una piega di contatto aperta che si collega e si connette alla persona da poco conosciuta.

Un viaggio dentro e fuori dal corpo in unione con l’altro che forma la coppia, stabilendo un perpetuo altalenante movimento delicato trascinato e influenzato dal bordone sonoro creato dal vivo dai musicisti dell’Associazione La Girobussola. Le pareti non ci sono più, il suono circola ed espande la stanza bianca in cui si sta svolgendo Rimandami sul mare. Un ondeggiare che aumenta, diventa più frenetico, lascia spazio a ritmi più veloci, rapidi, che inseguono i nuovi suoni. Si ripete l’esercizio del togliere qualcosa, questa volta all’altro però. Alleggerirsi vicendevolmente e poi rimettersi in cerchio ormai più consci di quello che si ha e di quello che non si vuole più, almeno in questo laboratorio.

Vocalizzare e giocare con la propria voce e la mimica facciale, articolare le vocali: “a”, “e”, “i”, “o”, “u”.

Vi siete immaginati da dove nascano i suoni? Come vengono prodotti? Vocalizzi che messi assieme danno vita a un concerto musicale senza parole, sostenuto dal suono di alcuni strumenti, ben 3 per la precisione, che Paolo ci ha mostrato (la cetra, la cetra ungherese e la sansa).

Libero, il gruppo si avvia verso l’ultimo esercizio: raccontare il proprio viaggio, un’impronta che si sedimenta nel cuore.  Chi ci narra una storia vera, chi una inventata, chi l’8 marzo e la sua importanza e infine chi senza parlare ti fa capire e intuire il suo monologo.

Al centro della narrazione c’è il significato di viaggio percepito e vissuto dai partecipanti, non solo riferito al superamento di confini naturali ma dentro e fuori la nostra storia, che si mescola con quella degli altri, si incontra, rimane una sensazione, diventa un’esperienza.

Rimandami sul mare però è stato solo il primo esperimento che le tre realtà cercheranno di portare avanti con ulteriori incontri dedicati sempre al viaggio.